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giovedì 4 ottobre 2018

Addio a Naspi e Rei?

ci si chiede se il reddito di cittadinanza sarà cumulabile o meno con il reddito di inclusione - conosciuto ai più con il nome di REI - e con l'indennità di disoccupazione Naspi.


Il reddito di cittadinanza entrerà in vigore da marzo 2019. Ad oggi, però, gli interrogativi su questa misura per il contrasto alla povertà sono ancora molti. Ad esempio, ci si chiede se il reddito di cittadinanza sarà cumulabile o meno con il reddito di inclusione - conosciuto ai più con il nome di REI - e con l'indennità di disoccupazione Naspi. A tal proposito ricordiamo che il REI è quella misura per il sostegno alla povertà, introdotta dal governo Renzi, riconosciuto alle famiglie con reddito inferiore ai 6.000 euro e consistente in un sostegno economico mensile che nel caso delle famiglie più numerose può arrivare fino a 539,82 euro.

La Naspi, invece, è l'indennità di disoccupazione che viene riconosciuta a quei dipendenti che perdono il lavoro per cause indipendenti dalla loro volontà e che possono vantare almeno 13 settimane contributive negli ultimi 4 anni, oltre a 30 giorni di lavoro effettivo negli ultimi 12 mesi. Ebbene, secondo le ultime indiscrezioni sembra che entrambi questi strumenti vengano assorbiti dal reddito di cittadinanza, così che il Governo recupererà rispettivamente 2,5 miliardi (dal REI) e 1,5 miliardi (dalla Naspi).

Il REI, quindi, verrà trasformato in reddito di cittadinanza, con il requisito economico, che sarà aumentato a 8.000 euro, mentre l'importo del contributo mensile sarà portato a 780 euro. Per questo motivo REI e reddito di cittadinanza non saranno cumulabili tra di loro dal momento che concretamente saranno la stessa cosa.

Discorso differente per l'indennità di disoccupazione Naspi, che dovrebbe essere assorbita dal reddito di cittadinanza, ma senza alcuna trasformazione (se non nel nome). L’indennità di disoccupazione, che in questi anni ha funzionato molto bene, quindi non verrà eliminata, né trasformata. Ci sembra improbabile, però, che questa sia cumulabile con il reddito di cittadinanza di 780 euro. Potrebbe spettare al disoccupato, quindi, scegliere tra quali due strumenti optare.

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Ma se fra i beneficiari ci saranno tutti coloro che, a reddito zero, chiederanno l'integrazione entrando nel programma di governo, ci saranno tuttavia anche alcune sostanziali differenze 
nell'erogazione dei 780 euro...

Non potrà essere speso in contanti, avrà un importo di 780 euro e sarà destinato a circa 6,5 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà. Il famigerato reddito di cittadinanza non è solo il cavallo di battaglia del Movimento Cinque Stelle ma anche uno dei cardini del contratto di governo...

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lunedì 2 luglio 2018

Reddito di Inclusione, si allarga la platea

Reddito di Inclusione, si allarga la platea

 sostegno per 700 mila famiglie 

Dal primo luglio scompare il requisito familiare per il Reddito di inclusione,
diventano 700 mila le famiglie beneficiarie. Il PD: 'Non basta ancora'.

Il Reddito di inclusione vede allargata la platea di destinatari grazie all’abolizione, a partire dal primo luglio, dei requisiti familiari precedentemente richiesti per poter essere inclusi nel beneficio. La novità, prevista dalla Legge di Bilancio 2018, porterà a quota 700 mila le famiglie destinatarie del sussidio grazie al fatto che non sarà più necessaria, per richiedere il sostegno, la presenza di un minorenne o di un disabile nel nucleo familiare.

E’ stata intanto presentata alla Camera una mozione, a firma del Partito Democratico, affinché la misura possa essere ulteriormente finanziata per incrementare il numero di famiglie beneficiarie.

Cambiano i requisiti per il Reddito di inclusione
Il Reddito di inclusione (Rei) è una misura destinata al sostegno delle famiglie economicamente disagiate, introdotto con il decreto legislativo 15 settembre 2017 n. 147, che prevede l’erogazione di un beneficio economico condizionato dall’accettazione di un progetto personalizzato di attivazione e inclusione lavorativa e sociale.

Fin dal momento della sua entrata in vigore, l’accettazione della domanda prevedeva il possesso dei seguenti requisiti legati alla residenza, al reddito e alla composizione del nucleo familiare:

cittadinanza di un Paese dell’Unione Europea o di un Paese terzo purché in possesso di un permesso di soggiorno UE per lunghi periodi;
reddito Isee non superiore a 6.000 euro, reddito immobiliare entro i 20.000 euro (dal calcolo viene esclusa la residenza di abitazione), patrimonio mobiliare entro i 6.000 euro (soglia elevata di 2.000 euro per ogni componente della famiglia successivo al primo fino ad un massimo di 10.000 euro);
presenza all’interno della famiglia del richiedente di un minorenne, oppure di un disabile, di una donna in stato di gravidanza o di un disoccupato ultra 55enne.
Con la novità entrata in vigore dal primo luglio, non è più richiesto quest’ultimo requisito di tipo familiare, rendendo il Reddito di Inclusione la prima misura a carattere universale mai varata in Italia destinata a contrastare la povertà e l'esclusione sociale.

La misura prevede l’erogazione di un sussidio mensile, attraverso l’accredito sulla Carta Rei, variabile da 187,50 a 534 euro a seconda del numero dei componenti della famiglia. Allo stesso tempo, il beneficiario deve impegnarsi a seguire un piano personalizzato destinato a favorirne l’inserimento nel mondo del lavoro.

Estendere il Reddito di inclusione: una mozione del PD
L’eliminazione dei requisiti familiari porteranno, secondo i calcoli dell’Inps, da 500 mila a 700 mila le famiglie che potranno beneficiare del Reddito di inclusione, per un totale di circa 2,5 milioni di cittadini coinvolti. Cifre ancora insufficienti rispetto ai 5 milioni di persone che, sempre secondo l’Istituto della Previdenza Sociale, vivono al di sotto della soglia di povertà nel nostro Paese.

In tema di ampliamento ulteriore della platea dei beneficiari del Rei, si registra un’iniziativa del Partito Democratico che, nei giorni scorsi, ha presentato alla Camera una mozione che mira al finanziamento della misura con ulteriori 3 miliardi di euro
da mettere in bilancio a partire dal gennaio 2019.

L’esame della mozione è stata calendarizzata per il prossimo 16 luglio, mentre le votazioni sono previste per i giorni immediatamente successivi, 17 e 18 luglio.



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